Elephant
A grande richiesta di Emanuela, ecco la recensione di Elephant. Non è facile recensire questo capolavoro (perché
Elephant è un capolavoro) senza rovinare le aspettative di chi vorrebbe andare a vederlo in sala. Il film si regge in un gioco di equilibri sottilissimi che ho paura di intaccare.
Diciamo subito che dal punto di vista tecnico
Elephant è
impressionante. Lo stile di ripresa è oppressivo, antiestetico e coinvolgente. Si alternano lunghissimi piani-sequenza (cioè riprese senza stacchi di cinepresa) con attori impegnati sulla scena per svariati minuti. Il tutto per cosa? Per fare
una fotografia.
Una fotografia!
Il film dura 90 minuti, ma i primi 70 sono come la descrizione di una fotografia, di un istante di vita quotidiana. Un istante poi frantumato dai venti, intensissimi, minuti finali. Venti minuti in cui la normalità diventa assurda, rimanendo paradossalmente normale. Venti minuti che valgono più di tutte le fucilate di Rambo uno, due e tre. Venti minuti di cinema a cui confronto lo sbarco in Normandia di
Salvate il soldato Ryan sembra una puntata di DragonBall. Venti minuti di incredulità, di disorientamento, di morte.
Manuele P.s. C'e' solo una cosa che non mi è andata giù, ma anche questa è una vecchia questione. Il film insegna la differenza tra realtà e finzione, insegna la differenza tra chi muore nei film e chi muore davvero. Cosa c'è di più istruttivo in una realtà "mediata" come la nostra? Insomma, il film è vietato ai minori di 14 anni e la guerra no. Le fighe giornaliere di Studio Aperto sono aperte al pubblico e questo film è vietato.
05/10/2003