Diciassette Pollici

21/06/2003

Il gatto e la volpe


Esiste un mercato, piuttosto redditizio credo, se lo si sa sfruttare bene, che è il mercato dei sogni.
Ci sono persone che hanno dei talenti, o pensano e sperano di averne, che vorrebbero aver successo, nel mondo dello spettacolo, o diventare scrittori famosi.
E poi ci sono quelli che di questi sogni fanno moneta ad arricchire le loro tasche: procacciatori, agenzie, case editrici… servizi a pagamento, promesse, speranze, e poi nessun risultato, a parte il portafogli meno pesante, i sogni infranti e una grande sfiducia nel genere umano. Non parlo qui di quelle agenzie e case editrici che svolgono un lavoro serio e onesto, ce ne sono, ma di quelle che se ne stanno nei “sottoboschi”, che non sono nessuno e vantano conoscenze di qua e di là, esperienza, risorse ecc… Quelli insomma che semplicemente vogliono i tuoi soldi, e non hanno nessun mezzo, e nemmeno voglia di far qualcosa di serio della tua arte.
A me piace scrivere, lo faccio da sempre, da qualche anno ho trovato spazi on-line, siti che fanno pubblicare gratuitamente e liberamente, che permettono un’interazione tra gli iscritti a mezzo di commenti, consigli, pareri. Ho fatto esperienze molto belle, sono migliorata nella scrittura, ho fatto amicizie.
Ovviamente mi piacerebbe uscire dalla rete ed essere pubblicata, in un libro vero, di carta, essere comperata nelle librerie, recensita dai giornali, raggiungere il grande pubblico ecc. Ovviamente, chi ama scrivere è questo che desidera, tutti lo sappiamo.
Ora, da quando frequento questi luoghi virtuali il mio indirizzo e-mail è diventato di dominio pubblico, e questo ha significato persone che mi scrivono per fare amicizia, o per farmi i complimenti, ma purtroppo anche spamming. Hanno cominciato ad arrivarmi messaggi di presunte case editrici che dicevano di aver letto i miei testi, di essere interessate al mio lavoro, di volermi pubblicare. Dicevano di essere editori, ma io non li avevo mai sentiti, in giro i loro libri non li avevo mai visti. Diffidente per natura, preferivo ignorare queste proposte, che mi sapevano di fregatura.
Poi una volta per curiosità risposi ad uno di questi: la case editrice Tale di Roma. Chiesi informazioni. Ricevetti indicazioni un po’ vaghe, l’invito a dare il mio indirizzo di casa e il mio numero di telefono. Dopo diversi scambi, venne fuori che per pubblicare in una delle loro collane era necessario pagare, o meglio si dovevano acquistare anticipatamente duecento copie (sulle cinquecento che loro ti pubblicavano) a prezzo di copertina (10 € per un volumetto di 100 pagine), che si potevano poi rivendere a nostro piacimento a chi volevamo… e io a chi avrei dovuto piazzarli 200 libri, una volta esaurita la cerchia di parenti e amici?
Naturalmente, salutai questi, che per ancora un po’ continuarono a contattarmi senza che io rispondessi, poi non si fecero più sentire.
Di storie simili alla mia, e di molto peggio, ne ho sentite tantissime: io per fortuna non ho perso né soldi né speranze, ma altri non sono stati altrettanto fortunati.
La casa editrice Stampa Alternativa (quella dei "millelire") ha da qualche mese promosso un’iniziativa chiamata “Libri Puliti”, proprio allo scopo di smascherare queste bufale, e di intentare cause e ottenere risarcimenti (sul loro sito si possono leggere tutte le vicende che ne sono seguite), raggiungendo anche qualche buon risultato.
Iniziativa lodevole, secondo me, che non servirà a debellare completamente il fenomeno, ma almeno a smuovere un po’ le acque.
Ieri, per caso, ho trovato un annuncio pubblicitario riguardo una “agenzia letteraria” a San Miniato, qui dove abito io: non ne avevo mai sentito parlare, e incuriosita sono andata a visitare il loro sito internet. Sito carino: presentazione, progetto, profili simpatici dei tre valenti promotori dell’iniziativa. Poi una pagina dedicata ai “servizi”: lettura dattiloscritti, rilettura, editing, promozione presso case editrici ecc., e poi un “listino prezzi”: 200 € per la lettura del dattiloscritto e il parere tecnico, 100 € per la rilettura, a preventivo tutto il resto.
Ora, non voglio pensar male: ancora non ho conosciuto nessuno che si è servito da loro. Probabilmente avranno anche competenze, avranno contatti, saranno in buona fede… Se si fanno pagare è perché svolgono un lavoro: offrono del loro tempo, prestano un servizio.
E’ pur sempre un business, lo so, anche se di sogni, ma è di business che si tratta.

Chiara

21/06/2003
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